Adapt, Tim Harford

Adattarsi

“E’ un mondo difficile” recita una canzone, o forse è solo molto complesso. E di fronte alla complessità ci sono molte reazioni possibili. Arrendersi, cercare di fare un piano da seguire ad ogni costo, affidarsi a qualche esperto. Ma spesso neppure gli esperti ci azzeccano. Il piano diventa presto inadatto a un mondo che cambia in fretta. Arrendersi? Non se ne parla nemmeno

Dunque? Adattarsi.

“Adattarsi” non nel senso di accettare l’inevitabile, ma in modo dinamico, imparare a vedere il cambiamento e pungerlo finché non si trova una via di accesso al successo dell’azione.

Copertina di Adapt
Elogio dell’errore di Tim Harford

Ne parla magnificamente Tim Harford nel suo libro “Elogio dell’errore” (è meglio il titolo originale “Adapt”). Lo fa prendendo spunti dalla biologia, economia, psicologia, antropologia e fisica. Partendo dal presupposto che è difficile (impossibile?) trovare la soluzione a problemi complessi come quelli in cui siamo immersi ogni giorno. Per affrontarli allora è necessario imparare a non aver paura di sbagliare, meglio ancora imparare a sbagliare nel modo giusto.

Sbagliare?! Una parola da cui siamo spaventati. Abbiamo paura di sbagliare, ma -come recita il sottotitolo- “i grandi successi iniziano sempre da un fallimento”.

E allora come si fa a imparare a sbagliare “nel modo giusto”? Tim Harford propone tre principi, che chiama “i tre principi di Palchinsky” dal nome dell’ingegnere russo che per primo li formulò e per i quali perse la vita.

Primo principio – Variazione – Testare nuove idee e provare nuove strade

Secondo principio – Sostenibilità – Sperimentare qualcosa di nuovo nella misura che permetta di sopravvivere al fallimento.

Terzo principio – Selezione – Cercare riscontri e imparare dai proprio errori lungo il percorso.

Variazione

Il libro prosegue mostrando quanto sia importante avere un piano, degli esperti che sappiano consigliare, ma è altrettanto importante saper ascoltare e capire quanto sta succedendo per potersi, appunto, adattare. Per fare questo è estremamente importante lasciare un certo margine d’azione a chi lavora in prima linea, perché sono coloro che, molto prima dei vertici, possono capire quanto la realtà sia diversa da quella che ci si era inizialmente immaginata e trovare il percorso migliore -non sempre necessariamente il più breve- verso il successo. Ascoltare implica altresì, da parte di chi comanda, la capacità di fare un passo indietro dopo aver preso tutte le decisioni che andavano prese, per lasciare l’iniziativa a chi deve muoversi sul campo.

Sostenibilità

E’ necessario mettere in conto anche gli insuccessi, puntare tutte le proprie risorse sul fatto che il nostro piano è perfetto è perdente in partenza perché per quanto esso possa essere perfetto dovrà poi confrontarsi con la realtà che potrebbe non essere “perfetta” nel modo che noi ci aspettavamo. Avere un piano B a magari anche C e D consente di non buttare via tutto alla prima occasione; fare piccoli test per provare se altre opzioni possono funzionare meglio di quella a cui abbiamo dedicato il grosso della nostra attenzione; sono strategie con cui la Natura stessa agisce e che dovremmo tenere in considerazione quando siamo sul punto di iniziare qualcosa di nuovo.

Selezione

Per capire da che parte andare è necessario vedere i nostri ostacoli da vicino cercando di capirli il più possibile. Un ostacolo non necessariamente deve essere “sconfitto”, spesso è necessario avere l’umiltà di adattarsi ad esso cambiando semplicemente direzione. Tuttavia se ci limitassimo a cambiare direzione in maniera casuale o senza “capire l’ostacolo” potremmo ritrovarci a vagare senza nessun risultato. A questo punto entra in gioco la capacità di ottenere feedback. Avere un feedback non significa avere un parere da quelli su cui facciamo affidamento, ma cercare di andare alla fonte e chiedere il parere a quelli che dalla nostra azione hanno, o dovrebbero avere, un beneficio. Pubblicare i risultati del trimestre, trasparenze nella gestione economica, parlare con i clienti, con chi sta in prima linea sono alcune modalità. Avendo molti feedback è possibile capire la forma dell’ostacolo che ci sta davanti e poterlo capire meglio e una volta compreso scegliere la direzione che ci sembra possa portare al di là di esso.

La squadra di convalida

Essere disposti ad accettare che possiamo sbagliare è il primo fondamentale passo per iniziare a cambiare. Ammettere di aver fatto un errore e provare a correggerlo è infatti molto difficile, ma necessario. Non è accanendoci sulla strada sbagliata che riusciremo a farla diventare giusta, semplicemente continueremo a sbagliare. Spesso però capire che quella è la strada sbagliata è impossibile quando siamo troppo coinvolti, allora ci serve la “squadra di convalida”, persone di cui ci fidiamo (amici, familiari, conoscenti) che ci sostengono e che di dicano come stanno le cose, persone con una buona capacità di giudizio anche in ambiti diversi da quelli che stiamo considerando, che tengano a noi e che ci sappiano dare un parere sincero. Una buona squadra di convalida può correggere la nostra esperienza meglio di quanto siamo in grado di fare da soli.

Pluralismo disciplinato

Si usa l’espressione “pluralismo disciplinato” riferendosi al fatto che è necessario esplorare molte nuove idee, ma bocciare tutte quelle fallimentari, anche quando sono vecchie e consolidate.

Il pluralismo conta perché la vita non sarebbe degna di essere vissuta se non facessimo nuove esperienze: nuove persone, nuovi luoghi, nuove sfide. Ma anche la disciplina conta, perché non possiamo considerare la vita soltanto un viaggio psichedelico attraverso una sequenza casuale di sensazioni nuove. A volte dobbiamo davvero dedicarci a ciò che funziona: decidere che vale la pena migliorare nell’hobby che coltiviamo, che è il momento di scrivere quel romanzo o sforzarci di prendere quel diploma serale, o magari persino di sposarci. Altrettanto importante è capire che a volte dobbiamo impegnarci in senso opposto e capire che i lavoro e il fidanzato/fidanzata che stanno avvelenando la vita valgono meno del tempo che gli riserviamo.

Dobbiamo essere disposti a rischiare di fallire, altrimenti non potremo mai veramente avere successo.

 

Questo articolo è stato pubblicato anche sul blog di Teamforce.