Processi di innovazione

Alcune modalità per fare “innovazione”

Riporto di seguito alcune riflessioni a proposito di come fare innovazione tratte per lo più dal libro “Elogio dell’errore” di Tim Harford (“Adapt” in lingua originale) di cui ho avuto modo di parlare in un precedente articolo.

Spero sia utile.

Una piccola premessa

In un mondo complesso e mutevole il “prova e sbaglia” è essenziale.

Piotr Palchinscky è un ingegnere russo con una travagliata carriera che all’inizio del 1900 definì 3 principi per affrontare i problemi complessi:

  1. Variazione. Testare le nuove idee e provare strade nuove
  2. Selezione. Nello sperimentare qualcosa di nuovo, farlo in una misura che permetta di sopravvivere al cambiamento
  3. Verifica. Cercare riscontri e imparare dai propri errori.

Per questi 3 principi Piotr Palchinscky  fu dapprima mandato in Siberia e in seguito arrestato e ucciso nel 1928.

Il ritorno sull’investimento non è un parametro utile per dare un valore alle nuove idee e alle nuove tecnologie.

Alcune modalità per fare “ricerca e sviluppo”

Skunk Works. Creare isole felici separate da tutto e da tutti dove si faccia innovazione pura, indipendentemente da qualsiasi cosa possa accadere intorno. Questo sistema può portare a fantastiche invenzioni, ma rischia che siano slegate dal contesto in cui devono essere utilizzate. Tuttavia questo sistema ha il vantaggio che le persone coinvolte non devono necessariamente rispondere alle aspettative di superiori legati, per la misura del successo, alla propria visione (spesso limitata) e necessità di raggiungimento di obiettivi più o meno personali.

Ricerca di prima linea. Lasciare un buon margine di manovra alla prima linea in modo che possa “adattarsi” ai cambiamenti che vede in atto. Pianificare a priori il cambiamento può essere molto limitante quando ci si deve misurare con la realtà. Chi è faccia a faccia con il problema ha maggiori probabilità di trovare una soluzione funzionante, ma deve avere libertà di movimento e molta flessibilità, cambiando strategia non appena se ne avverte la necessità

Metodo Google. In Google ogni ingegnere può impiegare il 20% del suo tempo lavorativo per qualsiasi progetto che consideri valido. Inoltre il meccanismo di selezione dei progetti che possono procedere è costituito dall’approvazione dei colleghi (peer approval): se non riesci a convincere i tuoi colleghi ad aiutarti, la tua idea non andrà da nessuna parte.

Inoltre quelli meno che brillanti, gli incompetenti e coloro che non tengono più che molto alla propria attività sono fuori.

Modello HHMI. L’Howard Hugh Medical Institute (http://www.hhmi.org/research/investigators/) finanzia i progetti di ricerca “sufficientemente incerti” per un determinato periodo di tempo, trascorso il quale riduce progressivamente i fondi. L’HHMI finanzia più le persone che i progetti: quando si chiedono i finanziamenti vuole vedere una bozza del progetto e un estratto di ciò che è stato fatto in precedenza dalla persona che lo propone. Se dopo un certo periodo di tempo si notano segnali incoraggianti continua il finanziamento, in caso contrario li riduce poco alla volta per dare modo alla persona di cercare alternative alla soluzione fino a quel momento investigata.

Il sistema dei premi. Si basa sull’utilizzo di una piattaforma in cui i “cercatori” propongono un problema alla comunità, nel formato di un breve annuncio, e offrono un premio per la soluzione; mentre i “risolutori” possono proporre (anonimamente) la propria soluzione o almeno il modo in cui lo risolverebbero. La soluzione che viene considerata migliore vince il premio e la possibilità di realizzare la soluzione. http://en.wikipedia.org/wiki/Competitive_programming

Open Innovation. L’idea centrale di questo concetto è che le aziende (nel caso della Golder potrebbero essere gli uffici) non possono pensare di basarsi solo sui propri centri ricerca interni, ma dovrebbero invece comprare o concedere in licenza le innovazioni (per esempio con i brevetti) attraverso scambi con le altre aziende. Inoltre, le invenzioni sviluppate internamente ma non utilizzate nel proprio business dovrebbero essere date all’esterno (attraverso contratti di licenza, joint ventures, spin-offs). http://www.ninesigma.com/open-innovation-resources/what-is-oi