La conoscenza come ingrediente magico per lo sviluppo delle aziende

La globalizzazione dei mercati, il cambiamento delle abitudini dei clienti e dei consumatori, la standardizzazione delle tecnologie produttive e organizzative, la compressione del ciclo di vita dei prodotti hanno segnato un progressivo allineamento dei fattori di differenziazione delle aziende che sono quindi alla ricerca dell’ingrediente magico che consenta la loro crescita economica.

L’innovazione dei processi, l’innovazione di prodotto e perfino l’innovazione di valore derivano da un elemento presente in tutte le aziende, ma troppo frequentemente sfruttato poco e male: la conoscenza delle persone.

Questo ingrediente magico è costituito dalla conoscenza. Il valore economico di un’azienda infatti non è dato solamente dal patrimonio tangibile (costituito dalle immobilizzazioni materiali e finanziarie, dai crediti, dalla liquidità, ecc.), ma anche -o forse dovremmo dire soprattutto- da quello intangibile (costituito dalle conoscenze disponibili per l’azienda, dall’esperienza, dall’organizzazione, dalle relazioni, il brand, ecc.). Tutti elementi che trovano il proprio fondamento nel capitale umano, costituito appunto dalla competenza delle persone, dalla loro abilità ed esperienza, dalla loro motivazione, dalla loro dinamicità e coinvolgimento nelle attività istituzionali dell’organizzazione e dalla capacità dell’organizzazione di conservare, rinnovare, sviluppare, condividere e utilizzare produttivamente tali risorse.

La conoscenza, quindi, è l’unico vero elemento di differenziazione tra le imprese, l’unico vantaggio competitivo sostenibile e duraturo che continuamente produce nuovi ritorni e nuova innovazione.

La capacità di anticipare le richieste dei clienti, di reinventare processi e prodotti più rapidamente di quanto i concorrenti possano imitarli dipende esclusivamente dalla libertà con cui la conoscenza (esperienza, idee, informazioni, dati, suggerimenti, ecc.) circola nell’azienda. Solo quando un’organizzazione riesce a costruire la propria cultura sulla collaborazione e condivisione è in grado di trarre profitto dalla conoscenza e quindi di apprendere nuovi modi per trasformare le proprie competenze in una gamma di nuovi prodotti, servizi e relazioni.

Purtroppo il tipo di conoscenza più utile è quella più difficile da estrarre. Si chiama conoscenza tacita o implicita quella nascosta nella mente degli individui, che difficilmente può essere trasmessa e comunicata, resa esplicita, ma che è quella più efficace ed essenziale al fino dell’azione. La conoscenza tacita infatti è quella che è stata sottoposta alla prova e quindi garantisce una maggiore probabilità di successo. Rendere esplicita la conoscenza tacita è un compito complesso, ma di primaria importanza.

Questo tipo di conoscenza, vitale per l’azienda, ha il difetto di essere volatile: può andare perduta con il tempo, può diventare obsoleta, le persone possono uscire dall’azienda o trattenerla. L’organizzazione non ne ha, cioè, la proprietà, al massimo si può dire che abbia un diritto di sfruttamento che è limitato nel tempo e nello scopo, dal rapporto con l’individuo e dalla sua volontà. Per questa ragione è necessario che le aziende riescano a aumentare il proprio patrimonio di conoscenze interno rendendola esplicita, stabile e meno volatile possibile, spostando la loro conservazione dalla testa delle persone ad altri strumenti che ne consentano nel tempo un migliore sfruttamento da parte di tutta l’organizzazione.

L’ingegneria della conoscenza offre un insieme di tecniche, metodi e strumenti per la gestione ottimale del patrimonio di conoscenza di un’organizzazione, con lo scopo di modificarne il naturale ciclo di vita per adattarlo alle esigenze e agli obiettivi dell’organizzazione.

Cercando sempre di restare aderenti alla cultura e alla prassi lavorativa, l’ingegneria della conoscenza cerca di sviluppare la strategia e attuare le modalità migliori per capitalizzare e accrescere la conoscenza, ossia aumentarne il grado di possesso effettivo, e per ridistribuirla e applicarla, ossia per condividerla nei modi e nei tempi necessari alle attività e agli obiettivi dell’organizzazione. In una parola per gestirla in maniera ottimale.