Falla facile!

Ho sempre pensato di essere stupido, o meglio ho sempre riconosciuto di essere un po’ stupido -cosa che molti altri non fanno- e per questa ragione mi sforzo di fare in modo che le cose che faccio siano “semplici”, se no dopo un po’ mi perdo, e di sicuro non mi ci ritrovo se le riprendo in mano a distanza di tempo.

Così ho imparato a comportarmi allo stesso modo con gli altri. Se devo spiegare qualcosa tendo sempre a semplificare (qualche volta anche troppo) perché voglio che il mio interlocutore capisca.

In informatica esiste un principio che rappresenta questo modus operandi: KISS, Keep It Stupid Simple, o Keep It Simple, Stupid. Ho trovato un bellissimo articolo che ne parla a proposito della programmazione in linguaggio Java, ma trovo che si possa applicare in molti ambiti della nostra vita. Tranne, come dice l’autore, alle emozioni, l’amore e, soprattutto, il matrimonio.

Se vi interessa l’articolo originale vi invito a leggerlo, ma qui lo reinterpreto riferendomi alla vita di tutti i giorni, ai problemi, alla conoscenza, ecc…

Quando un “buon solutore” deve risolvere un problema lo riduce in parti che ritiene di poter comprendere, dopodiché implementa la soluzione per ciascun problema “semplice” che ha identificato. Troppo spesso le persone non riducono abbastanza ai minimi termini il problema (lo si analizza troppo poco? lo si sottovaluta?) e poi si ritrovano per le mani questioni che non riescono a capire abbastanza a fondo; il che significa soluzioni troppo complesse o troppo confuse per essere realizzate.

Perché farla facile

  • Puoi risolvere più problemi, più velocemente
  • Puoi risolvere problemi con meno sforzo
  • Puoi adottare soluzioni migliori
  • Le soluzioni saranno più semplici e più comprensibili e quindi implementate meglio
  • Le soluzioni saranno più flessibili e quindi potranno essere cambiate più facilmente
  • Chi ti ascolta avrà più facilità a capire e quindi ad entrare nel processo della soluzione
  • Sarà più facile lavorare in gruppo, su grandi progetti in quanto ognuno dovrà fare solo cose “stupidamente semplici”

Come farla facile

Farla facile è innanzitutto una questione di pazienza, con voi stessi. Bisogna essere umili e non pensare a sé stessi come dei super geni: restando umili probabilmente potrete diventarlo, ma se anche ciò non dovesse accadere, che importa? Non avrete bisogno di esserlo per implementare la vostra soluzione.

Cercate di scomporre il problema in problemi più semplici, ciascuno deve essere ben compreso ed avere una soluzione a sua volta semplice. Qui il punto è: semplice quanto? Il mio metro di misura di solito sono gli altri, non altri qualunque però: mia mamma e i miei figli (che però iniziando ad essere grandicelli non sono più un metro sufficientemente attendibile). Se mio figlio di 12 anni può capire il problema, credo che un mio collega (che ha molta più esperienza, conoscenze, ecc.) possa fare altrettanto.

Comprendi il problema e poi trova la soluzione, non viceversa. Spesso ci si butta a capofitto nella realizzazione di una soluzione senza aver individuato il punto cruciale, questo può essere un vero grattacapo quando si è in là con la realizzazione. Talvolta ci si innamora a tal punto della “soluzione” che si trascura il motivo per cui la si sta realizzando. Capita, sapete? soprattutto quando c’è di mezzo la tecnologia: è una soluzione innovativa, perché alla gente non piace?

Se una soluzione non funziona, cambiatela. E’ difficile capire che si sta sbagliano e dove, riconoscere l’errore e fare marcia indietro, ma prima lo si fa e meno sarà gravoso farlo. Cercate di accorgervi dell’errore il prima possibile e di fare in modo che la soluzione non vi sia costata troppo. Se la soluzione al maxi problema è costituita da parti più piccole sarà più facile intervenire solo su alcune di esse senza buttare via tutto.

Imparare a ridurre la questione in termini più facili è difficile e richiede esercizio e -come dicevamo all’inizio- pazienza, ma una volta capito il meccanismo vi chiederete come avete fatto fino a quel momento. Ma soprattutto vi consentirà di interagire con la stessa facilità con il super esperto (che sa molto ma di poche cose), che con tutti gli altri (che sanno poco di un sacco di argomenti diversi).

Un’ultima raccomandazione

Ridurre ai minimi termini non significa dimenticare il problema nel suo complesso. Dobbiamo fare attenzione a non curare i sintomi senza occuparci del problema reale. Le “microsoluzioni” che troviamo devono avere uniformità e costituire tutte insieme LA soluzione al problema.